Equilibrio

equilibrio

(2010) Valentina Maggi Summo, Andrea Kunkl

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[ita]

Visitando la “fiera dell’est” – così è comunemente chiamato lo spazio milanese in cui si riuniscono persone di provenienza moldava, ucraina, russa e rumena – è possibile riconoscere alcuni aspetti della vita di Mosca descritta da Walter Benjamin in “Immagini di città”.

Lo spazio cittadino delle città si identifica sempre più come un grande melting pot. cambiano così le esigenze della comunità e con esse le strategie di utilizzo dello spazio urbano, che diventa teatro dei luoghi natii.

Esaminando con cura, nel tentativo di superare il fascino dell’esotico e la pericolosità degli stereotipi, si dedica agli spazi menzionati la giusta attenzione. Diviene così possibile percepire e ipotizzare un tentativo, un bisogno o un’attitudine, da parte dell’emigrante a ricreare la propria tradizione, parte delle personali consuetudini e delle proprie radici. Si tratta forse di “illusioni” realizzate attraverso i semplici oggetti del quotidiano, attraverso la preghiera di gruppo, la frequentazione di connazionali e grazie alla conservazione delle proprie abitudini.

Osservando con lo sguardo attento e disincantato di chi non cerca il “pittoresco” ad ogni costo, si percorrono i contrasti e i paradossi dei luoghi raccontati, i quali esprimono tensione fra novità e certezze, nella ricerca di un costante equilibrio.

 

[eng]

On visiting the so called “fiera dell’Est”(East Fair) – an area in Milan where Moldavian, Ukrainian, Russian and Romanian people tend to gather, it is possible to recognize various aspects of life typical of Moscow, described by Walter Benjamin in “Stadtebilder” (Town Images)
The cities public space, just as that of any other large European metropolis, becomes more and more like a melting pot. Hence, also the needs of a community will tend to change, and with it, the strategies on how it will be utilized: the representation of far away places of birth.
By conducting a closer examination, to avoid being attracted exclusively to the exotic elements and exclude dangerous stereotypes, we dedicate greater attention to these spaces. It is thus possible to hypothesize and perceive a profound need or aptitude, on the part of immigrants to recreate their traditions and customs, as well as searching for their roots, But all this may only represent “illusions” come true, through simple day to day objects, by praying together, meeting compatriots and in particular, by maintaining one’s personal customary practices.
Looking through the eye, disenchanted and attentive, typical of those who do not look for the “picturesque”, you ride the contrasts and paradoxes of the places tells that reveal a constant search for equilibrium.

Valentina Maggi

 

Valentina Maggi

 

Valentina Maggi

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